da Libero del 13 marzo 2019 – di Vittorio Feltri – Lunedì 4 marzo, come ho già riferito, sono stato processato dall’ Ordine dei giornalisti della Lombardia per aver scritto un articolo poco simpatizzante nei confronti degli islamici, specialmente terroristi e violenti di ogni genere. A giorni mi arriverà la sentenza in cui si dirà che ho offeso la dignità di un popolo e di una religione, quando invece personalmente ce l’ ho soltanto con gli assassini e chi trasforma la fede in un alibi per commettere delitti.

Ma questi sono dettagli irrilevanti per il lettore, al quale voglio solo far notare che, mentre perseguitano un cronista perché afferma la verità, in Iran è stata inflitta una pena detentiva di 38 anni, con l’ aggiunta di 148 frustate, alla signora Nasrin Sotoudeh, 55 anni, avvocato di grido e difensore strenuo delle donne iraniane, dei loro diritti umani, di cui lo Stato musulmano se ne infischia ritenendoli capricci femminili.

La vicenda dell’ eroica professionista è emblematica di una situazione la cui gravità sfugge solamente agli imbecilli che tutelano l’ inciviltà orrenda di un Paese – la ex Persia – col quale l’ Italia ha intessuto rapporti commerciali intensi, fottendosene di trattare affari con un regime privo di un minimo di moralità. La stampa nostrana più sensibile, per esempio il Corriere della Sera, ha riservato meritoriamente mezza pagina alla vergognosa vicenda, tuttavia la categoria alla quale non mi onoro di appartenere non ha sprecato una parola contro la condanna di Nasrin che grida vendetta. Non un comunicato, non una frase solidale nei riguardi della vittima, zero. Però processa me in quanto sul mio quotidiano ho espresso riprovazione verso una cultura, quella musulmana, che permette scempi del tipo che ho narrato in queste poche righe. Mi auguro che i guru dell’ Albo prendano atto della realtà emergente dalla citata storia iraniana per farsi un esame di coscienza, ammesso ne abbiano una.