Giulio Rapetti, in arte Mogol, ha già avuto modo di illustrare a Bruxelles la sua idea, nel novembre 2017, su invito del presidente dell’Europarlamento Antonio Tajani, e dopo averlo proposto al governo Renzi, senza seguito, Mogol è pronto a raccontare la sua idea anche all’attuale Esecutivo. L’artista propone di utilizzare milioni di ettari nei Paesi africani per trasformarli in orti e frutteti biologici. “Non è utopia, ma un progetto che richiede un grande impegno come la realizzazione di tutte le grandi idee”, spiega ancora il paroliere.

La prima fase del progetto consiste nella creazione di una SPA (Società per Azioni) definita A2 (African Agricolture) finanziata dall’Unione Europea che deterrà la maggioranza delle azioni (51%) e dalle grandi società agricole europee, (selezionate attraverso un bando) proprietarie del restante 49%. Il finanziamento dell’Unione Europea non sarà a fondo perduto ma si tratterà di un vero investimento produttivo come quello da parte delle aziende agricole Europee. Al secondo punto si parla di un contratto tra l’Unione Europea e i Paesi africani interessati, i quali godranno del 30% dei guadagni della vendita della produzione agricola ritirata dalla A2. Il 70% invece spetterà al migrante al quale sarà garantita anche una casa prefabbricata in legno. Un’assistenza quotidiana – nell’idea di Mogol – provvederà ad arare terreni e a fornire il Know how per la coltivazione biologica ai migranti da parte di giovani europei. Il reperimento dell’acqua, laddove fosse necessario, sarebbe affidato ad aziende europee specializzate in questo campo. Il progetto prevede inoltre la creazione di allevamenti bovini sempre ad opera dei migranti istruiti da esperti per la fornitura di concime biologico.

I Paesi Africani che stipuleranno l’accordo con l’Unione Europea si impegneranno a) a rispettare la durata del contratto che permetterà all’Unione Europea di recuperare i soldi investiti b) ad impedire qualsiasi imbarco diretto in Europa c) a trattare i migranti provvedendo alla loro sicurezza come fossero cittadini del loro Paese, d) a provvedere all’istruzione dei bambini e all’eventuale assistenza sanitaria.

“Il migrante che avrà trovato una casa, un lavoro, per se stesso e per la propria famiglia diventerà la migliore garanzia contro ogni infiltrazione eversiva tesa a sovvertire la sua vita”, è la conclusione del progetto.