da Il Piccolo del 13 giugno 2017 – di Marco Ballico – Lo aveva detto in anticipo: con le elezioni amministrative si scelgono i sindaci e i consiglieri comunali, non si fa una conta interna alla coalizione. E Massimiliano Fedriga, pur commentando con soddisfazione i risultati della Lega Nord e pur ricordando che, molto più di quello di Forza Italia, il simbolo del Carroccio era stampato domenica nella scheda elettorale, non cambia idea, non partecipa al gioco del meglio noi – meglio loro, rimanda la partita delle regionali a quando arriverà il tempo di ragionare su quella sfida. Per il segretario regionale della Ln, «quello che conta non è il confronto tra me e Riccardi, ma è aver ribadito gli ottimi risultati del 2016».

Fedriga, avete solo sfiorato il gran colpo della vittoria a Gorizia al primo turno. Soddisfatto comunque?Assolutamente sì. Non solo a Gorizia, ma in tutta la regione, mettiamo in fila un bel numero di successi. Perfino oltre le aspettative. Da Tarvisio a Fontanafredda a Buja i dati sono entusiasmanti. E sono ovviamente molto contento per i risultati della Lega.

Risultati però inferiori a quelli di Forza Italia? Dove corrono le due liste, gli azzurri vi stanno davanti. Lì dove vinciamo, tranne che a Gorizia, Duino e Tarvisio, siamo il primo partito della coalizione. Parliamo naturalmente dei casi in cui mettiamo il simbolo in solitaria. A Prata, per esempio, abbiamo corso contro il resto del mondo, piazzato un eccellente 35% e riconfermato il sindaco uscente.

I forzisti sostengono però di essere il pilastro della coalizione. Citano Tarvisio, Duino, Gorizia ma anche altri comuni. Che ne pensa? A Tarvisio il 40% è sicuramente un grande risultato. Hanno uomini forti, avevano il candidato sindaco in alcuni territori. Ma non era, e non deve essere, una competizione interna. A me, a livello personale, soddisfa che la Lega Nord sia andata bene un po’ dappertutto. Siamo forza trainante all’interno di una coalizione trainante. E Fi è tutto fuorché un competitor.

Teme che qualcuno in casa azzurra possa ragionare invece in tal senso? Non lo temo. Ma, dovesse accadere, non si potrà non rilevare che i numeri sorridono in particolare alla Lega. Altro discorso è pesare liste e listine civiche con quattro, cinque simboli insieme. Quello che ci differenzia è che il simbolo è indiscutibilmente il nostro.

Un’operazione coraggiosa? Noi abbiamo semplicemente preso il voto affidandoci al simbolo. A confortare l’alleanza è che anche le altre forze del centrodestra sono andate bene, pur con strategie diverse. Da leghista potrei festeggiare e mettere sul tavolo la necessità di definire la questione del candidato per le regionali. Non lo faccio, ovviamente, perché non è questo il punto. Anzi, giocare con il voto espresso dai cittadini per sindaci e consiglieri comunali sarebbe irresponsabile. Per gli enti locali ho un assoluto rispetto.

La sconfitta che più le brucia? Quella di Azzano Decimo. Ma c’è stata la conferma del sindaco uscente Marco Putto, evidentemente apprezzato dai residenti.

Che segnale è per il centrosinistra questa tornata elettorale? Il centrosinistra è il vero sconfitto, più dei 5 Stelle. Noi della Lega non abbiamo candidato le persone che ti cambiano il voto di lista. Il centrosinistra lo ha fatto, ma ha perso sul suo terreno tradizionale, quello delle preferenze personali. Dopo il 2016, un’altra batosta.