Di Vittorio Feltri da LiberoQuotidiano – Dicono che Salvini sia stato sconfitto, dato che alcuni dei migranti delle famose navi, delle quali si parla da giorni, alla fine sono stati scaricati nel nostro Paese che scoppia di stranieri indesiderati. Respingo la tesi denigratoria. Il ministro dell’ Interno in realtà ha ottenuto un parziale successo, visto che solamente quindici sfigati sono sbarcati in Italia, mentre il resto del plotone è stato rifilato ad altri Stati europei i quali, fino a ieri, si rifiutavano di spartirsi gli extracomunitari in arrivo dal Mediterraneo, preferendo affibbiarli in blocco a noi.
Per la prima volta la Ue ha accettato il principio che gli invasori africani non dobbiamo sorbirceli solamente noi, bensì vanno equamente divisi tra tutte le nazioni della Comunità. Non mi sembra un risultato irrilevante. Lo dobbiamo alla cocciutaggine del capo della Lega cui siamo grati per non essersi lasciato travolgere dal buonismo acefalo del premier Conte, dai grillini scriteriati e dal Papa predicatori di una accoglienza indiscriminata foriera di guai e problemi a iosa. Indubbiamente sarebbe stato più opportuno negare qualsiasi sbarco, poiché siamo pieni zeppi di forestieri che ci complicano la vita, tuttavia meglio feriti che morti. Onore al merito di Salvini. Che ha tenuto duro sulle sue posizioni di intransigenza ed è riuscito a ridurre al minimo i danni. D’ altronde costui non è il padrone del Paese, è costretto dai numeri a governare col Movimento 5 Stelle, notoriamente partito maggioritario della coalizione.
Ogni decisione dell’ esecutivo va presa collegialmente. Di Maio dispone del 33 per cento dei parlamentari, mentre Matteo del 17, quasi la metà. Ovvio che quest’ ultimo sia costretto spesso a calare le brache. Ne è dimostrazione la vicenda svoltasi in mare. Va sottolineato che negli ultimi sei mesi la Lega, lungi dal farsi sovrastare dai cinquestelle, è stata capace di tenere sulla immigrazione la barra dritta, ciò che ha consentito al Carroccio di superare nei sondaggi gli ominicchi pentastellati, uno più inconcludente dell’ altro, come si evince dalle loro iniziative: lo schifo del reddito di cittadinanza destinato a chi lavora in nero, il blocco delle grandi opere, il finanziamento delle banche rotte, per tacere del resto.
Non ci si può illudere che Alberto da Giussano possa fare di più, stante la sua posizione minoritaria. Ci auguriamo esso conquisti altri consensi e che alle prossime elezioni (non esclusivamente quelle europee) sorpassi i dilettanti allo sbadiglio di Beppe Grillo, il quale cambia opinione ogni venti minuti, cosicché il futuro sia più verde che giallo, e la guida dei palazzi romani sia affidata al milanese e non più al napoletano.