Quando mi è stata proposta la candidatura da Pierpaolo Roberti in Comune e in Circoscrizione, ammetto che ho accettato con un po’ di timore, anche se ne ero lusingata. La mia esperienza era pari a zero e di solito, per carattere non mi butto mai a capofitto in un’avventura di cui non conosco nemmeno le regole. Però era l’occasione per fare qualcosa di buono, con la consapevolezza che avrei imparato strada facendo. Questi sei mesi sono stati importanti, ho fatto anche errori, dovuti per lo più alla scarsa conoscenza della macchina burocratica e spesso mi sono trovata tra le “fauci” di quelli più esperti che, come vogliono le regole del gioco, non perdono occasione per azzannarti. Ma va bene così, tutto serve e fa curriculum di esperienza. Dicevo, sei mesi importanti in cui ho conosciuto tante persone e tante realtà cittadine di cui avevo solo sentito parlare; ho cominciato a vedere le cose con prospettive diverse, a farmi carico di problemi che prima ignoravo. Insomma, un bilancio estremamente positivo, dovuto anche alle persone che interagiscono con me e che mi spronano a proseguire su questa strada. Da consigliere di una circoscrizione, gli strumenti a disposizione non sono molti, ma non nego che l’aiuto fondamentale arriva da questa Giunta e dai consiglieri comunali di maggioranza che fin dall’inizio si sono dimostrati capaci di ascoltare e trovare soluzioni. Non ho la bacchetta magica, nessuno ce l’ha, ma credo che il cambio di passo sia ormai evidente a tutti. La concretezza delle azioni c’è, consapevole che siamo solo all’inizio.

La fiducia della gente va premiata ogni giorno e quindi ho ritenuto fondamentale considerare ogni aspetto della comunicazione per informare più cittadini possibili. È un lavoro non facile perché sono conscia che non basta aprire canali di comunicazione, bisogna anche rispondere alle aspettative. E così ti arrivano le richieste più banali, come spostare un cassonetto, a cui la prima reazione corrisponde quasi ad un senso di seccatura per “disturbare” un assessore per così poco. Ma poi capisci che va fatto, perché magari per chi te lo chiede è importante e può risolvere un problema. Poi ci sono casi più complessi in cui provi un senso di impotenza, pensi che sarà impossibile trovare una soluzione perché ti scontri con una burocrazia impenetrabile o semplicemente ti trovi a dover affrontare un delicato equilibrio tra la speranza di una soluzione e ciò che effettivamente puoi fare. E il difficile arriva quando devi dare notizie negative. Capita, ma sai anche che prima o poi ti capiterà l’occasione di provarci ancora e di cercare altre soluzioni.

Adesso arriva un nuovo anno e per me ci sarà da affrontare una nuova sfida. Quella del dialogo, della maggior partecipazione tra la gente, insomma, un’esperienza più “social” che mi coinvolga dal vivo. Per carattere, a parole, sono molto sbrigativa e concreta, perché fa parte della mia timidezza, e quindi il compito che mi sono prefissata non è certo dei più facili. Ricordate la scena de L’Attimo Fuggente in cui il professor Keating dà il compito agli alunni di scrivere una poesia? Anderson sale sul tavolo e Keating, prima di uscire: “Ah, senta Anderson, non creda che non sappia che questo compito le fa una paura del diavolo, vecchia talpa”. Bene, ora inizia il mio “carpe diem”. Buon Anno a tutti.