Numeri alla mano, su Facebook, il social forse più seguito in questa campagna elettorale, vince il candidato del Centrosinistra Sergio Bolzonello. Ma sono numeri che vanno analizzati prima di decretare un effettivo primo posto sul podio, perché la pagina di Bolzonello, prima del 14 marzo, non ha mai brillato per consensi, né in termini di like, né come condivisioni da parte degli iscritti. E’ indubbio, quindi, che il passaggio rapidissimo da una media di 30 like ai 390 del post datato appunto 14 marzo sia frutto non di un’inaspettato risveglio di orgoglio da parte dei suoi sostenitori, bensì di una precisa strategia di marketing comunicativa dello staff del candidato del Centrosinistra: quella delle sponsorizzazioni. E la cosa pare tanto più evidente man mano che andiamo ad analizzare i post successivi, tutti al di sopra dei 300 like con punte di oltre 1500. Questa strategia che potrebbe apparire come l’unica strada possibile per aumentare la visibilità di una pagina di soli 6500 iscritti, a mio parere, non ha comunque premiato Bolzonello perché la decisione di sponsorizzare in maniera pesante (in termini di spesa) ogni singolo post, se da una parte fa aumentare i like e quindi la visibilità, dall’altra costringe il social manager che gestisce la pagina a razionalizzare la frequenza di pubblicazione dei post in modo da mantenere, per ogni post successivo, un numero di like alto e degnamente confrontabile con i precedenti. In altre parole sarebbe imbarazzante che un post raggiunga in breve tempo i 1000 like (perché sponsorizzato) e il seguente ne abbia solo 60 (perché non sponsorizzato): faresti una brutta figura che, ovviamente un candidato alla presidenza non può permettersi. Ecco perché, vista anche la spesa sostenuta, i post di Bolzonello venivano pubblicati massimo uno al giorno o con un intervallo di tempo ancora più lungo. Altra strategia, tipica di chi si trova in difficoltà, ma che difficilmente paga in termini di voto è quella di attaccare l’avversario. Bolzonello, o meglio, il suo staff, ne ha fatto un uso massiccio, ma al di là di aizzare gli animi dei tuoi simpatizzanti, che comunque già ti votano, le speranze di attrarre i consensi degli indecisi sono pari allo zero virgola. L’attacco va bene, ma in difesa e quando si rende necessario. Si è preferito dunque utilizzare la pagina del candidato per post istituzionali, e quindi “freddi”, alternati a quelli di discredito dell’avversario più forte; mancavano del tutto i post semplici, quelli di “contatto” con la gente, che invece sono stati affidati al profilo personale di Bolzonello, troppo debole per raggiungere la giusta visibilità e per creare quella affabilità e quella vicinanza con la gente che il PD ha già perso da mesi. Detto questo, non è che la campagna social di Bolzonello sia da definire disastrosa perché la mano del professionista si vede e la scelta è stata dettata probabilmente dalla differenza di visibilità sul piano social con il competitor più forte o semplicemente dalla ricerca di una rimonta praticamente impossibile. Diciamo che personalmente non avrei condotto così la sua campagna; forse sarebbe stato meglio puntare sulla persona, sul lato umano, piuttosto che sponsorizzare le cose fatte, specialmente in un periodo non propriamente favorevole al partito del Centrosinistra e alla giunta precedente.

Scelta completamente diversa invece per lo staff di Massimiliano Fedriga. La pagina del leghista era già ampiamente “collaudata”; partiva con oltre 33mila iscritti (vantaggio non da poco ma costruito nel tempo) e benché anche lì sia stato fatto uso delle sponsorizzazioni, queste erano più mirate sia come scelta dei post sia come periodo di pubblicazione. Sono stati fortemente valorizzati i punti forti, ovvero l’empatia del personaggio, già di per se avvezzo al contatto naturale con la gente, la giovane età e la simpatia, nonché l’approccio quotidiano con i cittadini. Anche per questo tutti i post, pure quelli più istituzionali, avevano sempre un ingrediente “giovane”, dalla scelta delle foto, ai video con colori moderni che valorizzassero il carattere di Fedriga, difficilmente “impomatato” in giacca e cravatta tra i mercati di paese e sempre ben disposto ad un saluto e ad una parola con chiunque. E sicuramente chi lo ha incontrato, ha poi riconosciuto questa sua semplicità anche nei suoi post e nei suoi video, che hanno rappresentato semplicemente la realtà, al di fuori di qualsiasi artificio costruito ad arte. La ricerca spasmodica del “mi piace” ad ogni costo è passata in secondo piano, tanto che sono i numeri, a volte anche bassi, a parlare da soli di autenticità. Anche per questo, rispetto a Bolzonello, i post pubblicati erano molti di più, dal momento che non c’era l’esigenza, né la volontà, di intraprendere una gara a “chi ce l’ha più…like”; contavano semplicemente i contenuti per portare a conoscenza l’attività del candidato sul territorio. Da non dimenticare poi alcune pagine di supporto, nate dai fan, che hanno affiancato e aiutato, seppur in minima parte, Fedriga nel corso della campagna e, di rilevante importanza, l’apporto della Lega a livello nazionale, sia con la pagina di Matteo Salvini, sia con le pagine e i gruppi ufficiali. Un team che ha saputo fare squadra e che ha premiato. Insomma, una qualsiasi campagna elettorale fatta sui social, che possa in qualche modo premiare il candidato governatore, non può essere frutto di un’improvvisata, ma va costruita nel tempo.

E di questo ne sa qualcosa il candidato del movimento 5 Stelle, Alessandro Fraleoni Morgera, che prima di aprile non aveva nemmeno preso in considerazione l’utilizzo dei social. Davvero strano per un Movimento che nasce dalla rete, ma poi ci sono in gioco anche le scelte personali che però, in termini di comunicazione, alla fine, si pagano. Rispetto a Bolzonello, l’approccio di Fraleoni Morgera, sostenuto dagli esperti social del suo partito, è stato più “light” preferendo i contenuti agli attacchi e prediligendo le immagini come fonte di informazione piuttosto che i video. Lì il problema era la scelta del candidato, debole di suo, ma che comunque ha influenzato tutta la campagna sui social. Quello che emerge dai post è pochissima “umanità” dal punto di vista del contatto con le persone; al centro non c’era il candidato ma le idee e i progetti del Movimento; cosa a mio parere sbagliata per una persona che deve farsi conoscere. Per il programma bastava andare sulle pagine ufficiali dei 5 stelle, ma anche questa è stata una scelta, discutibile o meno, dei social manager.

Ecco perché arrivo alla conclusione che i numeri, specialmente in una campagna elettorale, alla fine contano poco. La cosa importante è sempre partire dal personaggio, dal suo carattere, dal suo rapporto con la gente, che poi è quello che conta di più e che ti dà la fiducia, e tutto va organizzato attorno a lui, valorizzando l’aspetto migliore o portando a conoscenza gli aspetti nascosti che maggiormente possono condizionare il pubblico in positivo, ma senza artifici o esagerazioni perchè la gente sa giudicare e sa riconoscere l’autenticità di una persona.