Di Vittorio Feltri – da Libero quotidiano –  Partirà, la nave partirà. Quando arriverà, questo non si sa. Forse mai. L’ ultima salpata dalla Libia è colata a picco e non c’è da stupirsi. Finché i porti europei non saranno inaccessibili, la povera gente africana, attratta dal benessere inesistente fintamente offerto dal Vecchio Continente, seguiterà a tentare l’avventura della traversata mediterranea, rischiando di annegare. Le stragi non cesseranno finché i buonisti incentiveranno le crociere della speranza, illudendo masse di disperati che saranno salvati dalle onde e portati qui, accolti con amore, mantenuti, avviati al lavoro e sistemati in case civili.

Coloro che lasciano il deserto per venire dalle nostre parti non sono cretini, semplicemente credono agli incoscienti che promettono ai migranti non solo il soccorso, ma anche vitto e alloggio. Trattasi di inganno. Ha ragione Salvini, l’unico modo per non crepare affogati è rimanere sulla terra ferma. Qui non c’ è posto per nessuno, manca il lavoro per i connazionali, figuriamoci se possiamo riservare un impiego agli stranieri incapaci di fare un qualsiasi mestiere.

L’imbarcazione affondata ieri in acque libiche con 120 persone, quasi tutte decedute (si escludono alcuni fortunati tratti in salvo dagli italiani) è la dimostrazione che bisogna chiarire un concetto semplice da trasmettere agli extracomunitari: rinunciate a intraprendere la navigazione perché non siamo più in grado di condurvi a riva e di ospitarvi.

Chiudere i porti in modo ufficiale significa porre fine alle tragedie. E significa ristabilire l’ordine nei Paesi della Ue, incluso il nostro. Speriamo che Salvini non si stanchi di combattere contro i dementi che insistono nel ricevere extracomunitari, salvo poi abbandonarli in miseria nelle periferie delle città nostrane.