Pochi sanno che nel silenzio generale l’Italia rischia di perdere la sua sovranità anche in campo penale. Nel 2017 il Parlamento europeo ha approvato la nascita di una nuova istituzione comunitaria, la procura europea, che avrà il compito di combattere le frodi ai danni del bilancio comunitario. Il nuovo organismo è nato grazie a una cooperazione rafforzata tra 20 stati membri, di cui – pensato un po’ – anche l’Italia. Si prevede che il nuovo procuratore possa essere operativo tra il 2020 e il 2021, e avrà sede in Lussemburgo, come la Corte europea di Giustizia e la Corte dei Conti europea.

La Procura europea dirigerà le indagini a livello centrale, indipendentemente dal luogo europeo in cui è stato commesso il reato. Una procura indipendente composta da magistrati aventi la competenza di individuare, perseguire e rinviare a giudizio gli autori di reati a danno del bilancio dell’UE, inizialmente come la frode, la corruzione o le gravi frodi transfrontaliere in materia di IVA. Sarà responsabile delle indagini e dirigerà le autorità dei diversi Stati membri.

Fin qui, nessun problema, ma ora si sta discutendo di ampliarne le competenze facendola intervenire nel campo della lotta al terrorismo e anche dell’immigrazione. Quali sarebbero le conseguenze per l’Italia? Se un domani un magistrato europeo individuasse nelle scelte politiche italiane un qualche reato a danno dei migranti, o di chi per loro, potrebbe indagare Salvini o chiunque altro bloccando l’azione legittima di un governo democraticamente eletto, con conflitti giuridici e blocchi di ogni decisione nazionale.

L’introduzione della procura europea è regolata dall’articolo 86, paragrafo 4, del trattato sul funzionamento dell’Unione europea (TFUE) che prevede la possibilità di estendere le competenze della Procura mediante la modifica dell’articolo 86 del trattato stesso, allo scopo di includere tra le sue attribuzioni i reati gravi che colpiscono più di uno Stato membro. Questa decisione deve essere presa all’unanimità da tutti gli Stati membri partecipanti alla Procura europea e dagli altri, previa approvazione del Parlamento europeo e previa consultazione della Commissione. Ma per le modifiche si può ricorrere ad “una speciale procedura di cooperazione rafforzata con la partecipazione di almeno 9 Stati membri, derogando anche alla oramai generalizzata procedura di codecisione in favore della semplice ‘approvazione’ da parte del Parlamento europeo. Cioè bastano 9 Stati per ampliare le materie di intervento della Procura europea.

Il rischio di intromissione è altissimo”, ha dichiarato il deputato della Lega Gianluca Vinci, “ci può essere davvero una deriva giustizialista. Chi comanda nell’Ue attualmente non persegue certo gli interessi italiani. E poi abbiamo visto quanto è opinabile l’intervento della magistratura italiana contro Salvini.

In conclusione, se tutto ciò dovesse accadere, non saremmo nemmeno più liberi di decidere le nostre politiche in materia di immigrazione e sarebbe tutto in mano ad una magistratura europea che – state certi – non difenderà per niente gli interessi degli italiani.